art. 2043 c.c.

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Luigi Gaudino


Art. 2043. Risarcimento per fatto illecito. Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.


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legislazione, bibliografia e sommario

Legislazione

Cost. 28;

c.c. 7, 10, 129-bis, 833, 840, 844,

872, 935 ss., 948, 949, 1337 s., 1440, 1494, 2236, 2395, 2598, 2600, 2818, 2920, 2947; l.aut. 96, 97, 158; T.U.imp.civ.st., 22, 23; st.lav., 8, 38; c.p.c. 60, 64, 89, 96, 278; c.p. 40, 41, 43,

185, 198; c.p.p. abr. 22 ss.; nuovo c.p.p. 74

ss.; l. 26.2.77, n.39, modifica ass. r.c. auto,

art.4; l. 8.7.86, n.349, art.18; l. 13.4.88, n.117, resp. magistrati; d.p.r. 24.5.88, n.224, resp. produttore

Bibliografia

Gorla 1951 - Forchielli 1960 - Maiorca 1960 -

Sacco 1960 - Schlesinger 1960 - Scognamiglio R. 1962 - Busnelli 1964 - Rodotà 1964 - Cian 1966 - Realmonte 1967 - Trimarchi 1967 - Visintini 1967 - Trimarchi 1970 - Tucci 1970 - Garri 1975 - Cendon 1976 - Scognamiglio R. 1968 - De Cupis 1979 - Alpa e Bessone 1982 - Salvi 1985 - Alpa e Bessone 1987a - Visintini 1987

generalità

1. Generalita'

1. Generalità'- La figura di responsabilità che è disciplinata dall'art.2043 riceve in dottrina definizioni volta a volta diverse, a seconda del punto di vista da cui l'interprete si pone (Rodotà 1964, 41; Scognamiglio 1968, 632; Trimarchi 1970, 91; De Cupis 1971, 9).

Si parla, così, di responsabilità civile, volendo evidenziare il carattere di reazione dell'ordinamento rispetto alla violazione di norme che sono poste a diretta tutela di interessi privati; extracontrattuale, poiché i conflitti riguardano soggetti non vincolati tra loro da una previa obbligazione (o ineriscono comunque ad aspetti non risolvibili all'interno della disciplina specifica, quando contratto vi sia); aquiliana, con riferimento all'origine e al percorso storico; per fatto (atto) illecito, diversa cioè dalle ipotesi in cui l'attribuzione - oggettiva - della responsabilità discende dalla creazione di un rischio lecito rispetto al quale non è ammessa una reazione preventiva da parte del potenziale danneggiato.

2. Cenni storici

2. Cenni storici - La norma giunge alla sua attuale formulazione attraverso un percorso che, partendo dalla lex Aquilia de damno, vede negli artt. 1382-1383 Code Napoléon e 1151-1152 c.c. del 1865 le sue tappe fondamentali (Rotondi 1916-1917; Alpa e Bessone 1980, 321, 369). Le novità formali apportate nel 1942 - il mutamento della rubrica, in precedenza intitolata ai "Delitti e quasi delitti"; l'unificazione delle ipotesi dolose e colpose in un unico articolo; l'espressa menzione dell'ingiustizia del danno, quale elemento necessario ai fini del risarcimento - hanno bensì accolto valutazioni acquisite nell'esperienza giurisprudenziale formatasi sotto il cod.abr., ma non hanno mancato di sollevare notevoli contrasti in sede di interpretazione.

[pm1]In particolare il requisito dell'ingiustizia (infra, 11 ss.) - oggetto, in molte analisi, di una traslazione ad attributo del fatto, pur mantenendo un proprio valore come predicato del danno (Sacco 1960, 1436; Rodotà 1964, 76, 107; Visintini 1967, 3; Trimarchi 1970, 94) - si è rivelato un momento chiave nel dibattito intorno alla delimitazione dell'area del danno risarcibile.

E non sono mancate le critiche al "dogma", apparentemente suggerito dalla formula disgiuntiva - dolo "o" colpa -, dell'equivalenza tecnica degli aspetti soggettivi (Cendon 1976; v. infra,9).

3. Struttura e funzioni

[pm2]

L'analisi dell'illecito appare, di norma, tracciata sulla falsariga degli elementi nei quali esso viene scomposto: fattori di carattere soggettivo - colpevolezza, imputabilità - da un lato, ed oggettivo - nesso causale, danno, ingiustizia - dall'altro lato (Alpa e Bessone 1982, 90).

Tuttavia, la vastità del terreno sul quale le regole operative della responsabilità extracontrattuale sono destinate a formarsi ed intervenire, nonché la loro natura sostanzialmente giudiziale e complessa (Rodotà 1964, 30, 131) impongono di abbandonare, in molti casi, un approccio esclusivamente analitico a favore di una prospettiva più elastica.

D'altro canto, la ricostruzione del torto civile, e l'analisi delle soluzioni dei conflitti offerte dalla giurisprudenza, richiedono un costante riferimento alle funzioni che - con diverse prospettive e diversa enfasi - vengono di volta in volta riscoperte o messe in discussione: riparazione/risarcimento, sanzione, prevenzione, distribuzione delle perdite

[pm3]

(Scognamiglio 1962, 171; Rodotà 1964, 16 ss.; Trimarchi 1967, 53; Tucci 1970, 60; De Cupis 1971, 16; Alpa e Bessone 1982, 41; De Martini 1983, 92; Salvi 1983, 123).

4. Il giudizio

Anche dal punto di vista formale, il giudizio di responsabilità viene spesso - nella prosa degli estensori - descritto come il frutto di un accertamento, analitico e separato, circa l'esistenza di ciascun requisito dell'illecito (Alpa e Bessone 1980, 101). La condanna risarcitoria appare presentata, cioè, come lo sbocco di un procedimento logico di confronto tra il caso concreto - sezionato e ridotto ai suoi aspetti significativi -, e i singoli riquadri proposti dalla norma - fatto, nesso causale, danno, ingiustizia, colpevolezza -: dalla precisa corrispondenza fra ciascun elemento e lo spazio a questo assegnato dalla norma scaturirebbe la soluzione positiva.

In realtà il tragitto non si presenta affatto lineare: la decisione finale è infatti il prodotto di una valutazione complessiva degli aspetti che caratterizzano lo specifico contrasto, analizzati nelle loro reciproche interconnessioni ed influenze.

Basta pensare agli effetti che la volontarietà dell'atto è suscettibile di provocare sul giudizio in merito all'esistenza del legame causale (Cendon 1976, 358; Trimarchi 1967, 84) - nonché alle stesse sovrapposizioni fra i concetti di "causa" e di "colpa" (Maiorca 1960, 536; Geri 1983, 190) -; oppure al procedimento di analisi e di comparazione degli interessi (Rodotà 1964, 74; Trimarchi 1970, 98; Tucci 1970, 31; Alpa e Bessone 1982, 50; Salvi 1985, 173), procedimento che si palesa, ad esempio, ogni qual volta il giudice è chiamato a risolvere il conflitto tra diritti della persona e interessi generali/diritti all'informazione e all'espressione della critica e del pensiero.

5. L'atipicità

Particolarmente controversa è la questione relativa alla tipicità o atipicità delle forme di illecito civile (Sacco 1960, 1421; Alpa e Bessone 1980, 247; De Martini 1983, 160). Al momento di definire i contorni del danno ingiusto si rilevano infatti, tra gli studiosi, differenti posizioni.

Secondo un orientamento, la natura dell'art.2043 c.c. è meramente sanzionatoria; non esiste un generale obbligo di neminem laedere, e la reazione dell'ordinamento è subordinata alla lesione di diritti soggettivi, o comunque alla violazione di doveri imposti dalla legge (De Cupis 1971, 11; v. anche Cian 1966, 151).

In senso opposto si pongono coloro i quali - con diversi accenti e sfumature - ne affermano il valore di norma primaria, dotata di una propria, immediata operatività (sul punto v. Schlesinger 1960, 342; Rodotà 1964, 84, 187; Trimarchi 1970, 92; Salvi 1985, 170).

Pur nel perdurare dei contrasti, sembra prevalere la posizione che vede formulata nell'art.2043 c.c. una clausola generale di responsabilità, destinata ad intervenire a seguito del completamento di una fattispecie doppiamente complessa: nella valutazione della condotta oggetto di censura - colpa, causalità -; nell'apprezzamento degli interessi antagonisti - danno, ingiustizia

(Busnelli 1964, 67; Rodotà 1964, 139; Trimarchi 1970, 97; contra, De Martini 1983, 155; v.infra, @ 11).

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